
Lettura e rielaborazione a cura di Christian Castellano
Pianoforte: Emanuele Francesconi
Ideazione Artistica: Christian Castellano, Emanuele Francesconi
A cura di SUDATESTORIE TEATRO RICERCA
Una storia-leggenda, quella estratta dall’ Opera di Peter Shaffer e da qui l’omonimo Film di
Milos Forman, che ci consegna messaggi straordinariamente attuali e pertanto modulabili ad una contemporaneità
che ci appartiene.
Sarò mai qualcuno?
Sarò mai qualcosa?
E pur di essere qualcuno o qualcosa sarei disposto a qualunque cosa.!?
Nonostante il bisticcio di parole queste frasi o domande così presenti potrebbero per esempio riassumere il pensiero-vi
di Antonio Salieri, personaggio paradossalmente principale nel corpo dell’ Opera.
Compositore italiano profondamente religioso ( almeno fino a quando non si sentirà tradito da Dio) che soffrirà la
genialità di Mozart “troppo divino mentre scrive e troppo terreno quando vive”, e che, colta
l’ impossibilità di essere celebrato come stella unica nel firmamento musicale d’ Europa, pur di essere ricordato si
sarebbe addirittura autoaccusato e autocelebrato quale avvelenatore di Amadeus Mozart.
E’ difficile non leggere nell’ onnipotenza di Antonio Salieri, nella sua isterica rincorsa al successo, insomma nella sua
vita, una partitura esistenziale della disumanizzazione dell’ oggi.
E radicalmente dall’altra parte del concetto Wolfgang Amadeus Mozart “troppo divino mentre scrive e troppo terreno
quando vive”. Appunto.
Ma è proprio questo assunto che ci rende inclini ed interessati a lui, fino a pensarne uno Spettacolo.
Vogliamo certo celebrare e ricordare Mozart come il più grande compositore del mondo, così come lo definì Haydn,
ma è soprattutto il suo calarsi nell’ esistenzialità più vera della gente comune che ne fa straordinario il concerto della
sua vita.
Gli inusuali soggetti delle sue Opere Teatrali piu' famose, quali "Le Nozze di Figaro","Don Giovanni", “Cosi fan tutte
furono anche usati per movimentare in modo teatralmente sovversivo le vitree abitudini aristocratiche dell'epoca, che
obbligavano ad una noiosa serieta' compositiva e librettistica, rappresentando vicende desuete di eroi dell' alba dei
tempi, piuttosto che la vita del "tutti i giorni".
Lui come uomo illuminato dal genio, ma pur sempre uomo, senti l’ ordinaria esigenza di parlare alla gente più comun
e di farlo con geniale sapienza garbo ed immancabile ironia, fonte di un innato buon umore che lo accompagnò per
tutta la vita.
Quasi una versione "prometiana" della musica ovvero del Colui che "ruba" la musica agli dei e la porta alla gente
piu' "comune".
E l'ha fatto bene, dato che la sua "Eine kleine nachtmusik" e' cantata tuttora negli stadi di calcio Italiani.
Il problema e' che la gente per la maggior parte ne e' ignara.
Meglio cosi'.
Questo rende ancora piu' vera la magia del suo "miracolo".
Buon ascolto a tutti